C’è troppa confusione
nell’universo
dei Paperi. Confusione cronologica, confusione stilistica,
nuovi problemi dati dal recente utilizzo dei personaggi in contesti
diversi
da quelli per cui sono nati e una questione di fondo: l’utilizzo
dei personaggi come simbolo.
Andando in ordine, si può soprassedere sulla questione cronologica
di cui si è già parlato e avvicinarsi alla questione stilistica.
Entra qui in campo la discussione tra Scuola Americana e Scuola
Italiana
del fumetto Disney.
Storicamente, il Topolino italiano
nasce dal riadattamento
del formato di alcune pubblicazioni della Mondadori
per
la nascita del Topolino libretto
che segue i precedenti
volumi a pagine larghe. L’idea di fondo era principalmente quella
di realizzare un adattamento dei personaggi americani per il contesto
italiano. Con un accordo tra Disney e Mondadori tale idea divenne
una realtà. Questa idea di un riutilizzo dei personaggi secondo i
gusti locali fa tra l’altro pensare che voler trovare una coerenza
di fondo nelle storie sia un’idea che non è mai esistita se
non nella mente dei fan, ma è anche vero che i personaggi in questione
possono rivestire un ruolo nell’immaginario collettivo che va al di
là delle intenzioni di un marchio. Si affronterà poi una questione
a tale riguardo.
In pratica, le storie dei primi decenni vedono al’opera la fantasia
degli sceneggiatori secondo degli stereotipi
italiani. Paperino
è visto per lo più come un
pelandrone
perseguitato dalla sfortuna,allontanandosi per un momento
dai clichè americani ed esprimendo un’idea di vita alla giornata
con cui Paperino evidenzia alcuni difetti dello stereotipo italiano.
In pratica, non vi è troppa dissimilarità tra i fumetti Disney
italiani degli esordi e altre pubblicazioni di stampo nazionalpopolare.
Detto questo, è vero che si doveva tener conto del modello statunitense
e con questo di Barks. Con la nascita di Paperone
le idee
degli sceneggiatori italiani non erano forse troppo chiare: a parte i primordi
del personaggio, (inizialmente capace nelle sue imprese di scacciare degli
indigeni indifesi assoldando dei predoni), lo sviluppo è quello di una raffigurazione paradossalmente simpatica
e popolare,
e Paperone è fondamentalmente onesto
nelle storie
di Barks. Nelle storie italiane, invece, si assiste a un’evoluzione
per la quale Paperone è visto addirittura, in alcune storie, come un imprenditore senza troppi scrupoli
(“Gli affari
sono affari”). A questo punto, considerando che esistono molte visioni
dei personaggi, si potrebbe pensare che una differenza vale l’altra,
e si potrebbe avere una terza, una quarta sfumatura a piacimento su come
intendere le cose. Ma ciò a cui si assiste negli anni, nonostante
le differenze tra le storie italiane e americane, è un avvicinarsi
tra la visione popolare barksiana e quella (nazional)popolare italiana.
Se si guarda alla celebrazione del settimanale disneyano del n. 2000 e dintorni,
si può notare come i personaggi siano presentati ormai come raffigurazioni
simpatiche, alle quali siamo affezionati. Barks stesso aveva espresso apprezzamento
per la scuola italiana e vi sono sicuramente delle sinergie
volute atte ad eliminare le troppe contraddizioni
narrative,
a livello di immagine, per così dire, aziendale (poiché tutto
nasce da questo).
Che poi negli ultimi anni il Topolino italiano si sia preso molta libertà
di interpretazione, soprattutto grafica, è un altro discorso. Ma
in fondo qui si è ormai distanti dall’interpretazione standard
accumulata negli anni. Quello che vogliamo sottolineare è che a un
certo punto si era trovato un certo equilibrio narrativo,
nonostante alcune questioni.
Pensiamo alla pretesa di Marco Rota
di descrivere la genesi
di Paperino
come nipote adottivo
di Paperone,
il quale poi scopre che il papero marinaio è realmente suo nipote.
Tutto questo in un contesto in cui Nonna Papera è la sorella di Paperone,
circostanza negata dallo stesso Barks che pur apprezzava gli autori italiani.
E quando si è in sintonia, solitamente ci si dovrebbe mettere d’accordo.
Ma il caposaldo della narrazione papera rimane Barks, in modo condiviso.
Si pensi altrimenti alla famosa "Storia e gloria della dinastia
dei Paperi", che spiega la storia della famiglia di Paperino
in palese contraddizione con altre versioni, tra cui la Saga di
Don Rosa. Ma in fondo la genealogia
dei paperi non è una questione fondamentale
e abbiamo comunque
espresso delle opinioni sull’opera di Rosa.
Questioni più importanti vengono invece dallo sfruttamento dei personaggi.
In palese controtendenza rispetto al passato, la casa madre Disney ha recentemente
prodotto dei Manga con
protagonisti i suoi personaggi
classici. Ora ciò rischia di creare ulteriore confusione,
ma in questo caso si tratta proprio di una questione differente.
In effetti l’utilizzo dei personaggi in questo senso è palesemente
o è perlomeno interpretabile senza alcuna contraddizione
“ufficiale”, come un utilizzo commerciale
di personaggi che hanno la loro vera natura
nei fumetti
di stampo occidentale. E’ da notare come nei Manga
Disney spariscano molti dettagli tipici di quanto depositato nella memoria
collettiva riguardo i Paperi.
In pratica, non servirebbe neanche notare quale sia poi questo utilizzo
dei personaggi in senso lato. Vi è il caso della produzione di un
fumetto ispirato a Kindgom Hearts, videogioco nel quale
convivono Paperino e c. e i personaggi di una nota serie di videogiochi
giapponesi. In pratica i personaggi vengono usati in tal caso in modo estremamente simbolico, il che porta all’ultima questione.
La sopra citata produzione è, tra le altre cose, una palese carrellata
di tutto ciò che è il “magico mondo” Disney:
i Paperi (e non solo) hanno a che fare con personaggi presi da film come
la Sirenetta e altri. Personaggi che rappresentano un’azienda
e non il proprio vero mondo. Del resto non dovrebbero esserci dubbi
se si pensa alla compresenza di elementi Disney estranei al fumetto
e di personaggi estranei alla Disney stessa. Si vive però, effettivamente,
in una società estremamente rivolta all’iconografia e tant’è.
Ma non c’entra con i personaggi. E’ pur vero che nei primi fumetti
Disney potevano esserci i topini di Cenerentola nella fattoria di Nonna
Papera o Paperino (o altri, adesso non ricordiamo) poteva incontrare le
principesse delle fiabe andando a spasso per il bosco fuori città.
Ma tale caratteristica poi scomparve e Paperino si trova nel suo mondo
“reale”, in cui sicuramente quelle fiabe possono essere
raccontate a Qui, Quo e Qua e quei personaggi essere una finzione
nella finzione. Nel trovare quindi eventuali similitudini
tra situazioni presenti e passate delle compresenze tra personaggi diversi,
insomma, bisogna stare attenti a delle false analogie.
E per completare il quadro: di questioni come il nome della madre di Qui,
Quo e Qua possiamo anche disinteressarci. Giusto per evidenziare la differenza
tra una propensione filologica appassionata e la sottile linea che porta
alla futilità nozionistica degli appassionati più nerd. Altrimenti
si scade nel trash, o come già successo, nel cabaret.